Si godeva la comodità delle due poltrone una di fronte all'altra. Una per leggere, l'altra per appoggiare le gambe. Le sue splendide gambe: snelle, toniche, atletiche, rese ahimè asimmetriche da visibili cicatrici. Lei ne andava fiera, a sedici anni erano già gambe vissute. Avevano indossato vari el vaquero con mini mozzafiato e labutin a spillo con abiti stile seconda pelle. Delle cicatrici poteva vantarsi, sentendosi più macho di un harley devidson rider.
Due poltrone, una per la completa immedesimazione nel lugubre ambiente di Bleak House, per accogliere ragione e sentimento, l'altra per dare sollievo alle membra, solo poche ore prima, campo di battaglia. Le piaceva pensare che in quella stanza, lo studio, confusionaria, piena di roba affastellata non sua, poteva dare riposo alla forma e coltivare il contenuto. Leggeva per ore ed ore ininterrottamente. Li era sola con i protagonisti dei suoi libri, che la sconvolgevano senza sfiorarla o desiderarla. Adrenalina pura, senza contatto.
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